La catapulta di Leonardo da Vinci

La catapulta è un’arma da guerra già utilizzata nel medioevo che viene rivisitata e migliorata da Leonardo. Come dimostrano i disegni sul foglio 140a/br del Codice Atlantico, che rappresentano sei progetti di catapulta a cucchiaio, il meccanismo di carica viene azionato tramite due grandi braccia di legno flessibile che permettono di aumentare la potenza di lancio.

Il proiettile di pietra o di metallo viene collocato sull’estremità a cucchiaio di una lunga leva. L’operazione di carica fa girare il grande perno centrale e flettere il braccio di legno curvato. Terminata questa operazione, liberando il fermo di sicurezza si aziona il lancio immediato del proiettile verso l’obiettivo.
La forza impressa al lancio è proporzionale alla lunghezza del braccio della leva quindi l’energia con la quale vengono scagliati i proiettili è elevata e in grado di far coprire al proiettile distanze considerevoli.

Nato nel 1452 a Anchiano, una località presso Vinci, in Toscana, Leonardo di ser Piero da Vinci, nome completo secondo l’uso dell’epoca, era figlio illegittimo di un avvocato, Piero, e probabilmente di una contadina, Caterina.

Da subito rivelatosi estremamente dotato per intelligenza e propensione alle belle arti, cresciuto in una città nicchia di cultura come Firenze, Leonardo ebbe modo di “andare a bottega”, cioè essere inserito come apprendista e studente presso il laboratorio del pittore più famoso del momento, Andrea del Verrocchio.

Nonostante il giovane Leonardo si fosse distinto per le proprie capacità pittoriche in un’Italia e in un periodo che amava quell’espressione delle capacità umane come mai in passato, egli viveva anche in un paese con una condizione politica molto particolare. Suddivisa in molte signorie, ducati, marchesati e principati di varia grandezza e importanza, generalmente su base regionale se non provinciale, nonché concupita da grandi potenze europee come la Francia, l’Italia rinascimentale era l’incubatrice ideale per il susseguirsi praticamente ininterrotto di guerre e guerricciole tra i vari signori, sostenuti nelle loro mire da molte decine di Capitani di ventura, comandanti di truppe mercenarie utilizzate spesso da queste micronazioni territorialmente limitate e incapaci di sostenere un esercito nazionale con proprie risorse umane.

Appare quindi naturale che l’intelligenza eclettica di Leonardo, avvicinatosi all’arte, all’anatomia e all’ingegneria civile, finisse a interessarsi anche di ingegneria militare. Non poteva avere occasioni migliori per farlo del periodo passato a Milano (1482-1499) al servizio dell’ambizioso Duca Ludovico Sforza e quello successivo come architetto e ingegnere militare al seguito del Duca di Valentino, Cesare Borgia, figlio di papa Alessandro VI.

Fu proprio allora che sviluppò in ambito teorico, un numero incredibile di armamenti di tale innovativa concezione da poter essere considerati agli occhi di uomini moderni, come un’anticipazione del tremendo e sanguinoso futuro che avrebbe caratterizzato il XIX e XX secolo.

Autore dell'articolo: VN