Salvador Dalì – Il grande masturbatore

L’artista dipinse il quadro nell’estate del 1929, dopo aver trascorso dei giorni con Gala Eluard, moglie del poeta Paul Eluard.

Gala con suo marito e altri amici artisti, andò in visita nella tenuta di Dalì presso Cadaques, nel sud della Spagna. Tra Salvador e Gaia vi fu subito un intenso colpo di fulmine, tanto intenso che Gala decise di rimanere con Dalì e far ripartire il marito da solo. Sarà l’inizio di un rapporto durato 53 anni fatto d’amore, di sesso, di creatività e di eccessi.

Il grande masturbatore è un’opera definita sconcertante e allo tempo stesso molto seduttiva.

E’ caratterizzata da un limpido realismo e da una dimensione improbabile ed irreale. Si tratta di un autoritratto geniale.
E’ forse l’opera più importante di Salvador Dalì.

E’ un olio su tela dalle dimensioni di 150 x 110 cm, dipinta nel 1929.  Il quadro è conservato presso il Museo Nacional Centro de l’Arte, Reina Sofia di Madrid, per esplicito volere dello stesso Dalì.

L’opera anticipa l’interesse di Dalì per le strutture molli. La visione delle sue opere è caratterizzata da un violento scontro con il suo mondo sotterraneo. Per chi lo conosce, si tratta di un’ennesima sfida per decifrare il suo simbolismo.
La testa è una bizzarra commistione tra una testa umana e le rocce della Costa Brava dei dintorni di Cadaques, nelle forme più imprevedibili del mare e del vento.

Il quadro che fa parte di una serie di opere prodotte tra la fine degli anni venti e inzio anni trenta, è caratterizzato da una complessa iconografia barocca e condensa in sé gran parte del repertorio dei motivi per immagine, di Salvador Dalí, tra i quali: i sassi, le conchiglie e l’albero che riportano alla sua infanzia. L’uovo invece simboleggia il periodo intrauterino.

La cavalletta, odiata dallo stesso autore, nel quadro ha il ventre in decomposizione ricoperto da formiche.

Viene messo in evidenza ripetuta il simbolo fallico, che risulta riproposto sia nel pistillo della calla del fiore che nella lingua eretta del leone africano che è paragonato ad una Gorgone distruttrice. Viene anche ricordato il tema freudiano che vede nella testa della terribile Medusa il simbolo della castrazione.

Particolare è la scena che mette in evidenza un atto di fellatio, che ci fa percepire le angosce sessuali vissute dall’autore. L’opera, infatti, è stata realizzata quando Dalì conosce Gala e accanto alla dolcezza di quel momento, alcuni segni della sua pittura mettono in luce l’ossessione e la paura del pittore per il sesso.

L’autore nell’opera Il grande masturbatore descrive la sua paura per la  castrazione sessuale, dettata dal simbolismo del sangue che scorre sulle gambe dell’uomo. Se invece consideriamo la coppia che si trova sotto la figura molle che domina il dipinto, vediamo come questa strizzi l’occhio a Beata Beatrix di Dante Gabriel Rossetti, che vede nella dama preraffaellita l’incarnazione della paura e dell’avversione, nonostante la figura femminile ci riporti al vissuto domestico di Dalì, dato che si ispira ad uno specchio appeso nella casa di famiglia dello stesso, mentre in basso a destra, nell’opera, vediamo un fantoccio che si allontana dalla scena e si perde man mano all’orizzonte.

Autore dell'articolo: VN