Skinny il delfino racconta il falcone e l’anatra di Leonardo da Vinci

IL FALCONE E L’ANATRA

Un nobile falcone andava, di tanto in tanto, a cacciare un gruppo di anatre nei pressi di un grosso stagno. Le studiava attentamente dall’alto di un maestoso albero. Sembravano così gustose! Ed erano numerose! Poteva farsi una gran bella scorpacciata.

Purtroppo i suoi sogni si infrangevano continuamente e il suo appetito restava insoddisfatto, poiché esse riuscivano sempre a farla franca: si tuffavano sott’acqua prontamente, proprio all’ultimo momento, e restavano sommerse più di quanto lui potesse rimanere sospeso in aria ad aspettarle. Una mattina il falcone decise di mettercela tutta e si recò allo stagno tanto deciso quanto sfrontato. Dopo aver a lungo planato sullo stagno, senza dare nell’occhio, allo scopo di studiare al meglio la situazione, individuò una prima anatra da accalappiare.

Il nobile rapace piombò giù come un bolide, sicuro di mettere a segno il suo tiro. Ma l’altra, più svelta di lui, si tuffò a capofitto nelle acque dello stagno. “Questa volta ti inseguirò! Non ti darò tregua finché non ti avrò addentata!” gridò il falcone infuriato, e si tuffò anche lui. L’anatra, vedendolo sott’acqua, fece un guizzo, risalì a galla immediatamente, spiegò le ali e si mise a volare.

Il falcone provò a scuotere le penne bagnate, ma non riuscì a prendere il volo. Passandogli sopra, l’anatra sghignazzando gli disse: “Addio, falcone! Io nel tuo cielo ci so stare, ma tu nella mia acqua non sai nuotare!”.
Mai fare il passo più lungo della gamba.

Autore dell'articolo: VN