Skinny il delfino racconta il gatto con gli stivali

IL GATTO CON GLI STIVALI

C’era una volta, tantissimi anni or sono, il gentile mugnaio Giangilberto. Ormai molto vecchio, giunse per Giangilberto il momento di lasciare in eredità ai suoi figli i propri possedimenti. A Virgilio, il più adulto e maturo dei tre figlioli, spettò la gestione del mulino. Ad Ambrogino, il secondogenito, lasciò l’asino e il compito di aiutare il fratello maggiore. Infine, vi era Marcangelino, il figlio più piccino, a cui rimase soltanto il paffuto e simpatico gatto dal brillante pelo arancione.
– Oh…ho sempre voluto molto bene a pel di carota, ma come farò a sopravvivere? Sono così povero.
D’un tratto, il gatto iniziò a parlare, per giunta con un elegante accento francese!
– Mon cher, sei stato fortunato ad avermi in sorte!
– Ma tu parli, palla di pelo!
– Mais oui! Mi hai sempre donato tanto affetto, e io voglio ricambiare: avrai ricchezza e amore. Portami un paio di stivali e un cappello con la piuma. Non sia mai detto che io venga meno ai doveri di un gentiluomo!

Si inchinò al suo padrone e sorrise cordialmente. Marcangelino, sebbene alquanto stupito e incredulo, era molto legato alla morbida creatura, così si fidò immediatamente e gli procurò quanto aveva chiesto. Il gentilgatto si agghindò e si spazzolò con raffinatezza, poi si presentò al cospetto del nobile re Gualtiero Barbalunga, portandogli in dono due appetitosi polli.
– Enchanté, vostra maestà! Reco per voi questo onorevole bottino da parte del mio padrone, il Marchese di Carabas.
Il re Gualtiero non aveva mai sentito parlare di tal Marchese di Carabas, ma apprezzò molto la gentilezza sua e del suo elegante gattone. I giorni trascorrevano e gli era sempre più riconoscente, poiché il batuffolo di pelo gli consegnava di continuo nuovi doni. Qualche tempo dopo, il sovrano fece un giro in carrozza con sua moglie, la saggia regina Isadora Folticapelli, e la sua unica figlia, la bella principessa Josephingarda. Gatto aveva già un piano e ne approfittò per farli incontrare. Disse al padrone di spogliarsi dei suoi abiti malconci e di gettarsi nel lago. Poi corse incontro alla carrozza con fare allarmato e preoccupato.
– Aiuto! Fermatevi, s’il vous plaît! Il mio padrone è stato ingannato e derubato da un gruppo di manigoldi! Gli hanno portato via toutes les choses! Tutto, abiti e gioielli.
Il buon re Gualtiero ritenne fosse proprio il momento perfetto per ricambiare le gentilezze del marchese, che l’aveva tanto omaggiato con i suoi doni.

– Portate immantinente il vestiario di più pregiata fattura che i nostri sarti di corte hanno realizzato, che sia degno del cordiale Marchese di Carabas!
Esclamò con autorevolezza il grande sovrano, e i suoi servi obbedirono all’istante. Il giovane Marcangelino si abbigliò dietro un cespuglio, poi si palesò alla nobile famigliola. Era un figurino! Slanciato, signorile, dalla folta chioma…sembrava un vero uomo di corte! La bionda e dolce principessa Josephingarda ne rimase colpita al primo sguardo, e Marcangelino ricambiò le sue attenzioni, rimanendo incantato da tanta bellezza. Nel frattempo, il gatto stava portando avanti il suo piano con maestria. Si recò presso l’enorme palazzo dell’orco Merlone, noto nel regno per le sue strabilianti doti magiche: aveva la capacità di trasformarsi in tutto ciò che voleva. Ma era anche molto fiero e vanaglorioso. Allora il gatto con gli stivali gli lanciò una sfida, che in nome del proprio onore Merlone non avrebbe mai potuto rifiutare.
– I miei ossequi, Merlone! In tutto il regno si vocifera che sei très magique! Ma io non credo se non vedo. Dimostrami cosa sai fare!

– Ah ah ah! Ne va della mia reputazione! Resterai esterrefatto!
Rispose l’orco con il suo gran vocione e iniziò a trasformarsi in tanti animali diversi, finché l’astuto gatto non lo prese di sorpresa.
– Un moment! Sei così grande e grosso! Vediamo se sai diventare un topolino!
Fu un attimo: Merlone lo accontentò, e palla di pelo lo divorò in un sol boccone! S’impossessò, così, delle ricchezze dell’orco e tornò alla carrozza giusto in tempo per invitare la famiglia reale presso quello che era diventato il palazzo del Marchese di Carabas. Organizzarono un gran banchetto, durante il quale re Gualtiero e regina Isadora promisero in sposa la propria figlia al marchese. Grazie all’astuto e fedele gatto con gli stivali, i giovani Marcangelino e Josephingarda vissero per sempre felici e contenti!

Autore dell'articolo: VN