Come si fa a non restare stupefatti ? Annunciazione di Leonardo da Vinci

L’Annunciazione è un dipinto a olio e tempera su tavola (98×217 cm), attribuito a Leonardo da Vinci, databile tra il 1472 e il 1475 circa e conservato alla Galleria degli Uffizi di Firenze.
Si hanno pochissime informazioni certe riguardo alle origini di quest’opera; forse si sarebbe trattato di una delle primissime committenze che Leonardo riuscì a guadagnarsi mentre era “a bottega” dal Verrocchio.
Le datazioni proposte con più consensi oscillano tra gli anni sessanta del XV secolo e il 1475, prima comunque dell’angelo nel Battesimo di Cristo (1475-1478 circa).

 

L’opera si trovava nella chiesa di San Bartolomeo a Monteoliveto, sulle colline a sud di Firenze, dove restò fino al 1867, quando fu trasferita alla Galleria degli Uffizi. Non è detto che la chiesa di San Bartolomeo fosse la destinazione originaria dell’opera, infatti Vasari non la citò, pur avendo tra i frati olivetani il corrispondente e amico don Miniato Pitti, che lo aveva informato minuziosamente sul corredo artistico del convento.
Con l’arrivo agli Uffizi, alcuni studiosi cominciarono a indicare il dipinto come una delle opere giovanili di Leonardo. I dubbi oggi sono quasi del tutto appianati dal ritrovamento di due disegni preparatori di Leonardo, che hanno confermato la tesi attributiva sostenuta per la prima volta da Liphart nel 1869: uno si trova alla Christ Church Library di Oxford (n. A 31) e contempla lo studio della manica destra dell’angelo; l’altro è al Louvre (n. 2255) e riguarda il mantello della Vergine.
L’opera è stata restaurata nel 2000, ripristinando una migliore luminosità e leggibilità dei dettagli, con una migliorata lettura della prospettiva grazie alla maggiore visibilità dello scorcio architettonico sulla destra e dello sfumare del paesaggio.
Osservando il viso della Vergine Maria, si può facilmente notare come la scansione dei piani luminosi sfumati messa in atto da Leonardo, aiuti ad enfatizzare la dolcezza dei tratti somatici della Vergine. Allo stesso modo inoltre, la mano sinistra della Madonna denuncia la consapevole accettazione del messaggio dell’angelo ancor prima che egli abbia finito di parlare, caratteristica questa che contribuisce a precisare ancor meglio quella che viene chiamata “la poetica leonardiana degli affetti”, ossia la necessità di rivelare chiaramente ciò che i personaggi stanno pensando.

 

Una delle peculiarità leonardesche presenti in questa tavola, la si rintraccia nel paesaggio dipinto oltre la balaustra: l’altura difatti, è definita in base a quella che Leonardo chiamava la prospettiva “de’ perdimenti”. Ma in cosa consiste tale espediente, che fu proprio dell’artista? Semplicemente nel rappresentare la realtà tenendo conto di vari elementi, tra cui: la presenza di umidità negli strati bassi dell’atmosfera, peculiarità questa che permette ai colori di mutare sfumando nello specifico verso un grigio-azzurrino (come ad esempio nel paesaggio alle spalle della Gioconda); della distanza dal punto di osservazione, e del graduale sfocarsi delle immagini.


Autore dell'articolo: VN