Inno nazionale – L’Italia la repubblica più invidiata del mondo

La nascita dell’inno d’Italia

Nato nel 1847 nella fase più calda del Risorgimento, Fratelli d’Italia attende ormai da oltre mezzo secolo di entrare nell’articolato della Carta costituzionale come inno ufficiale del nostro Paese. Nel 1946 il governo sceglie l’Inno di Mameli. È una scelta è provvisoria, ma, curiosamente, rimarrà tale, almeno da un punto di vista formale.

Fuori dalla Costituzione

A Giuseppe Mazzini non piaceva: troppo scivoloso e retorico il testo, troppo orecchiabile la musica. Eppure, quel Canto degli italiani, scritto da Goffredo Mameli nel 1847 e musicato da Michele Novaro nello stesso anno,è divenuto, insieme al Tricolore, il simbolo sonoro del Risorgimento prima e dell’Italia unita poi. Ma è rimasto “provvisorio”, perchè nessun atto formale nè del Parlamento nè del governo ne ha mai fatto l’inno ufficiale del nostro Paese.

Cantato da tutto il Paese

L’Inno di Mameli, ormai, lo cantano anche i calciatori della nazionale, dopo le polemiche che avevano investito gli azzurri per il loro ’silenziò ai mondiali del 1994 e del 1998. La “svolta” nel 2002, ai mondiali in Giappone e Corea, dopo le sollecitazioni del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi che in più di un’occasione aveva sollecitato tutti ad onorare i versi di Mameli sulle note del Novaro. Nel 2000 aveva fatto scalpore la proposta, provocatoria, di Gianni Baget Bozzo di sostituire Fratelli d’Italia con un inno a Berlusconi. E ancor prima la Lega aveva riacceso polemiche nate più di un secolo prima, rilanciando l’idea di sostituire Fratelli d’Italia con il verdiano Va’ pensiero. L’Inno di Mameli le ha viste proprio tutte: anche la critica mossagli da Antonio Spinosa di essere maschilista perchè nei versi del suo autore non si accenna neppure minimanente alle imprese compiute da eroine risorgimentali come Rosa Donato, Giuseppina Lazzaroni e Teresa Scardi. Imprese che però, probabilmente, erano ignote a Mameli o successive alla sua morte, avvenuta nel 1849 a soli ventidue anni a causa di una ferita rimediata durante la difesa di Roma assediata dai francesi.

Nel Ventennio fascista

Fratelli d’Italia i suoi guai li ha passati anche durante il ventennio fascista. Dopo la marcia su Roma, presero sempre più piede, oltre all’inno ufficiale del regno che era la Marcia Reale, i canti fascisti: non erano inni ufficiali, ma il regime ne curava, e in modo assai capillare, la diffusione. I canti risorgimentali furono tollerati. Tranne, s’intende, quelli “sovversivi” di stampo anarchico o socialista, come l’inno dei lavoratori o l’Internazionale. Oltre a quelli di nazioni straniere ostili al governo fascista, come La Marsigliese. Anche La Leggenda del Piave, canto che accompagnò le gesta dei soldati italiani nella Grande Guerra, venne confinata in un angolo, riemergendo solo una volta l’anno, il 4 novembre, per ricordare la vittoria sull’invasore austriaco. Poi, nel 1932 il segretario del partito Achille Starace vietò qualsiasi canto che non facesse riferimento al Duce o alla rivoluzione fascista, travolgendo così anche l’Inno di Mameli. Nel 1948 il Tricolore entra ufficialmente nella Costituzione italiana, ma nulla si dice dell’inno, almeno formalmente, provvisorio fino al 4 dicembre 2017 quando finalmente diventa l’inno ufficiale della Repubblica Italiana.

Il 15 dicembre 2017 l’iter si è concluso definitivamente, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della legge nº 181 del 4 dicembre 2017, avente titolo “Riconoscimento del «Canto degli italiani» di Goffredo Mameli quale inno nazionale della Repubblica”, che è entrata in vigore il 30 dicembre 2017. I due commi che compongono la legge recitano:

1. La Repubblica riconosce il testo del «Canto degli italiani» di Goffredo Mameli e lo spartito musicale originale di Michele Novaro quale proprio inno nazionale.

2. Con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, ai sensi dell’art. 1, comma 1, lettera ii), della legge 12 gennaio 1991, n. 13, sono stabilite le modalità di esecuzione del «Canto degli italiani» quale inno nazionale. La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

Data a Roma, addì 4 dicembre 2017

Autore dell'articolo: VN