La Napoli di inizio ‘900 , la seconda patria dei Russi

All’inizio del XX secolo l’Italia si rivela a tanti perseguitati come un paese libero dove le libertà democratiche e costituzionali sono garantite dal governo di Giovanni Giolitti, e dove esiste un combattivo partito socialista, pronto a far sentire la sua voce: ad es. la battaglia per la liberazione a Napoli nel 1903 del socialista rivoluzionario Michail Gotz, arrestato perché privo di mezzi. I socialisti italiani seguono con grande interesse e viva partecipazione gli sviluppi della situazione politica interna russa, accolgono scritti di esuli, ad es. “L’Avanti” ha nel socialista rivoluzionario Vasilij Suchomlin un collaboratore fisso che informa i lettori sulle questioni russe.
Nel 1906 l’arrivo in Italia di Maksim Gorkij e della sua compagna Marija Andreeva è seguito giorno per giorno dalla stampa. Accolto entusiasticamente dai socialisti italiani, Gorkij allaccia nel tempo una serie di rapporti con il mondo intellettuale italiano – da Giovanni Cena e Sibilla Aleramo, cui lo legano le idee del socialismo umanitario, al drammaturgo Roberto Bracco, a Ugo Ojetti, a Gabriele d’Annunzio, ecc.
A questo primo soggiorno di Gorkij risale anche la fondazione della scuola di partito a Capri, laboratorio politico-culturale per operai e intellettuali cacciati o fuggiti dalla Russia dopo il fallimento dei primi moti rivoluzionari, di cui la famosa fotografia della partita a scacchi di Lenin con Bogdanov evoca le difficoltà (nel corso degli anni viene ritoccata e sono eliminati i personaggi scomodi).

Altro luogo russo di Napoli è la Stazione Zoologica, fondata nel 1872 dallo studioso tedesco Anton Dohrn sul lungomare Caracciolo. Sposato a Marija Baranovskaja, figlia di un consigliere di Stato di simpatie liberali, Dohrn trasforma la Stazione Zoologica in luogo d’incontro di scienziati provenienti da tutta Europa, ma anche di amici e sodali russi. Quando alla sua morte nel 1909 gli succede il figlio Reinhard, sposato alla pittrice Tatjana Zivago, la loro casa rimarrà comunque aperta ai connazionali che si rifugiano a Napoli dopo la rivoluzione e la guerra civile.
Negli anni Venti la colonia russa di Napoli si arricchisce di altre presenze russe: alle personalità di Marija e Sof’ja Bakunin, emigrate con la madre Antonina Kwjatkowskaja alla fine del XIX secolo, si aggiungono il medico Pavel Vigdorčik, Zoe Voronkova, moglie di Ettore Lo Gatto, la dottoressa Bella Fabrikant, il pubblicista Michail Semenov, la principessa Elena Pignatelli Montecalvo Naryškin con la figlia Sofia, le nobildonne Nadežda Kazakova, Elena Ratkova Rožnova, moglie dell’ex console Nikolaj Šlejfer, l’attrice di cabaret Lidija Abramovič, nota col nome di Lydia Johnson, che si esibisce con i fratelli De Filippo e con la figlia Elena Lucy Johnson.
Viene fondata la biblioteca russa “Leone Tolstoi”, il Comitato “Pro russi poveri”, che organizza in un padiglione del Giardino Vasto conferenze, spettacoli e concerti a beneficio dei russi indigenti (durante le serate le “dame russe” servono il tè agli invitati cui fa seguito in genere un ballo).
Napoli, sede dalla metà del XIX secolo della prima cattedra di russo di un’università italiana, assegnata a Federigo Verdinois, mantiene per tutto il Novecento il suo primato di città colta che accoglie l’intelligenzia russa.

fonte:
http://www.russinitalia.it/cms.php?id=34

Autore dell'articolo: VN