Lo straniero misterioso – Albert Einstein

L’albergatore aggrottò le sopracciglia mentre alzava lo sguardo dal giornale. Davanti a lui stava un uomo piccolo, che indossava un abito spiegazzato e coperto di polvere. Anche i lunghi capelli dello straniero erano ricoperti di polvere. Aveva una logora valigia nera.

Si? Cominciò l’albergatore, seccato di dover interrompere la sua lettura.

Che cosa desidera?

L’ometto, che si chiamava Albert, rispose gentilmente:

Mi dispiace disturbarla, signore, ma vorrei sapere quanto costerebbe una stanza per una notte.

Undici franchi , disse l’albergatore. Alberto scosse tristemente la testa.

Non credo di aver tanto

Non posso farci niente , replicò seccamente l’altro, se non ha denaro non può prendere la stanza.

Avevo il denaro, spiegò Albert. Quando lasciai Londra il mio portafoglio era pieno di denaro, ma devo averlo regalato tutto.

Che cosa ha fatto? Chiese L’albergatore.

L’ho distribuito, ripeté Albert e sorrideva mentre parlava.

L’altro scosse la testa lentamente. Quanto ha dato via? , domandò.

Non so proprio. Molto direi. Al momento di lasciare Londra, mia moglie mi consegno un portafoglio pieno di banconote. Ma ho incontrato tanta povera gente sul battello e ho dovuto proprio aiutarla.

Che ci fa qui a Bruxelles? L’albergatore era un uomo grande e grosso e la sua voce cresceva di tono man mano che parlava.

Sono venuto a visitare degli amici. La faccia dell’albergatore diventò rossa per la rabbia.

Se è venuto a visitare degli amici, perché mi chiede quanto costa una stanza? Perché non va da loro? Esclamò.

Lo farei , replicò Albert , ma non mi aspettano fino a domani. Non voglio disturbarli.

Forse pensa che sia meglio disturbare me?

Sono veramente spiacente. Non intendevo infastidirla. Pensavo solo di avere denaro sufficiente per prendere una stanza per la notte.

E invece non ce l’ha.

Si, lo so. Albert esitò, poi disse: non vorrei disturbarla ancora, ma forse potrei chiederle un favore.

Avanti, ruggì l’albergatore

Penso proprio che dovrò telefonare ai miei amici, dopotutto. Vorrebbe comporre il numero per me? Non so come funzionano questi telefoni belgi e inoltre non ho il numero.

Va bene, sospirò l’albergatore. Dove stanno questi amici?

Al castello di Laken, disse Albert

L’albergatore spalancò tanto d’occhi, e, per la rabbia, rimase quasi senza fiato. Infine tuonò:

Lei è pazzo! E’ certo fuggito dal manicomio!

Nella locanda, intanto, erano rientrate diverse persone, attirate dalle grida, e venute a vedere che stesse succedendo.

Le assicuro, cominciò Albert con calma, ma prima che potesse continuare, l’albergatore lo interruppe.

Il castello di Laken! Urlò, o sciocco , quella è la residenza reale.

Si, lo so, la Regina è mia amica, continuò Albert

L’albergatore guardò ancora una volta lo straniero e il suo vestito spiegazzato, pieno di polvere.

Prende il tè con la Regina, suppongo? Commentò qualcuno tra la folla.

A volte , disse Albert, ma generalmente facciamo un po’ di musica insieme.

La folla, che nel frattempo era infittita, sghignazzò. Albert sembrava imbarazzato: non riusciva a capire perché tutti ridessero.

Lasciatelo telefonare, gridò un altro. Poi lo metteranno in un ospedale adatto a lui.

Va bene, consentì l’albergatore. Farò il numero. Andò verso un angolo della stanza e parlò al telefono. Ecco qui, disse porgendo la cornetta al Albert. L’incaricato sta per chiamare il palazzo.

Albert ringraziò, prese la cornetta e incominciò a parlare. L’albergatore chiamò in disparte un uomo e gli sussurrò qualcosa all’orecchio. L’uomo uscì subito.

Albert stava ancora parlando tranquillamente al telefono, quando l’uomo ritornò con due poliziotti. Questi ascoltarono l’albergatore, che indicava lo sconosciuto parlando con eccitazione. Infine Albert appese il ricevitore e si avvicinò.

Che cosa ha detto la Regina? Domandò l’albergatore ammiccando ai poliziotti.

Non c’era. Ma l’aspettano da un momento all’altro. Ho lasciato questo numero. Mi chiamerà qui quando rientrerà.

Come si sente? Domandò uno dei poliziotti.

Bene, grazie, rispose Albert, e lei?

Ho un dolore alla spalla… disse il poliziotto ironicamente

Poi si interruppe, rosso per le rabbia. Non si preoccupi per me. Gridò. E’ lei il malato, chiameremo un’ambulanza.

Non è necessario, replicò Albert. Non sono malato.

Lei crede di essere un amico della Regina, non è vero? Chiese il poliziotto con finto ossequio.

Sono un amico della Regina, disse Albert

Allora lei è malato! Gridò il poliziotto. Prese in mano il ricevitore e chiamò l’ambulanza.

Sta commettendo un grosso sbaglio, avvertì Albert , vedrà…

Per favore , non si ecciti! Esortò il poliziotto.

Ora si era raccolta una gran folla. La gente commentava e rideva.

Cosa è accaduto? Domandò un nuovo venuto. Un tale dalla folla rispose: quell’uomo crede di essere amico della Regina.

Cosa? Esclamò l’altro guardando il vestito spiegazzato e la vecchia valigia logora. Deve essere pazzo.

Indubbiamente. Infatti hanno già chiamato un’ambulanza. Da lontano si poteva udire il sibilo di una sirena che si avvicinava.

Andiamo fuori , disse uno dei poliziotti.

Ma la Regina mi chiamerà qui! Protestò Albert

Non si preoccupi per questo, disse il poliziotto.  Andiamo.

Cominciò a fendere la folla seguito da Albert. Fuori un’ambulanza era appena arrivata: ne uscì il conducente e i poliziotti gli spiegarono cosa era successo.

L’albergatore, in piedi sulla soglia della locanda, rideva. Improvvisamente trasalì. Era forse il trillo del suo telefono? Si affrettò a rientrare e alzò la cornetta.

Siiii, disse, si certo. Chi? Un momento Maestà, vado a vedere. Posò la cornetta come se fosse un gioiello, poi corse fuori. Stavano proprio chiudendo la sportello dell’ambulanza.

Aspettate! Gridò soverchiando il frastuono della folla. Aspettate! Un momento!

Il poliziotto aprì lo sportello. Che c’è ancora? Gridò

L’albergatore guardò Albert e chiese: è lei il dottor Albert Einstein?

Si, rispose l’ometto. Questo è il mio nome. L’albergatore deglutì.

Di cosa si tratta? Chiese il poliziotto.

C’è una donna al telefono che dice di essere la Regina.

Deve essere impazzito anche lei, commentò il poliziotto.

No, è proprio così, insistette l’albergatore. Venga presto.

Il vigile corse al telefono. Sono l’agente Van Eck, si Maestà. Certamente. E’ qui, ma vedete, non credevamo che vi conoscesse. Lo farò immediatamente.

Il vigile depose il ricevitore e chiamò Albert nella locanda.

Signore, disse rispettosamente, la Regina vuole parlarle.

Dopo che Albert ebbe parlato con la Regina, si rivolse al poliziotto con un sorrisetto.

Vede? Disse, avevo cercato di dirglielo.

Certo Signore, replicò l’altro confuso. E’ stato sciocco da parte nostra il dubitarne.

Chiedo scusa, disse l’albergatore e si inchinò.

Va bene, sorrise Albert, la Regina manderà una macchina a prendermi. E aggiunse : suoneremo un duetto questa sera.

Oltre che un buon violinista, Albert Einstein fu uno dei più grandi scienziati di tutti i tempi. Matematico di grande talento, nel 1921 fu insignito del premio Nobel per la fisica. Sebbene fosse diventato famoso in tutto il mondo, Einstein rimase un uomo buono e modesto che cercava di aiutare i meno fortunati di lui. Non dava molto peso al denaro, e più di una volta regalò tutto quello che aveva a qualcuno che aveva chiesto il suo aiuto

Autore dell'articolo: VN