Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen

E’ il più celebre e amato (letto e riletto nei secoli e in tutto il mondo) dei romanzi di Jane Austen (1775-1817) che visse appartata, nubile, malaticcia, morì a 42 anni, abitò in casa della sorella a fare la zia buona che racconta storie ai nipoti: sempre in provincia, in contee campagnole tali e quali alle scene dove lei mosse i suoi indimenticabili sei romanzi (più un paio di cose incompiute). Il celebre politico Benjamin Disraeli, che fu primo ministro britannico, disse una volta di aver già letto “Orgoglio e pregiudizio” 17 volte, e che avrebbe continuato a farlo. Lo si capisce. Infatti “Orgoglio e pregiudizio” è uno di quei romanzi (rari) di cui sai già tutto ma non importa, lo puoi rileggere quante volte vuoi: sai già chi si sposerà felicemente e chi no, chi vedrà fallire i propri progetti di amore e di denaro, sai tutto. Ma ogni volta che ti rimetti in cammino trepiderai di nuovo per la intelligente, buona ma orgogliosa Elisabeth Bennet, che ha subìto un giudizio sferzante da parte di Mister Darcy, un uomo molto ricco, molto bello, molto introverso, molto incline ai pregiudizi. Dal punto di vista femminile, si sa che milioni di lettrici si sono identificate con Elisabeth e, nel segreto del loro cuore, hanno eletto Mister Darcy quale uomo ideale. Sarà pure antipatico, dicono le ragazze, ma non toccateci il macho che sta in lui, insopportabilmente adorabile, aspramente irresistibile. In quanto ai maschi, abbiamo tutti sognato di possedere il patrimonio di Darcy, il suo portamento altero, la sua intelligenza ben vestita e di disporre a piacimento dei sospiri di molte fanciulle. Poi, si sa, si cresce, si capirà che i Darcy possono farsi male con le speculazioni finanziarie e che le fanciulle, alla prova delle rughe, devono tirare fuori qualcosa di più dei begli inchini e delle maliziose frasi dolci e piccate. Ma insomma “Orgoglio e pregiudizio” è l’ennesima versione del mito di Cenerentola, è la fiaba perenne che nascondiamo nel ripostiglio nascosto del nostro inconscio. In quanto ai personaggi negativi, l’orrido reverendo Collins è forse la figura di stupido più comica e irresistibile di tutta la letteratura: compìto, untuoso, servile, calcolatore, gretto, di animo non malvagio ma inesorabilmente sciocco e nondimeno ben mimetizzato nella funzione, nel decoro, nelle regole (guardatevi in giro oggi e scoprirete diversi Collins in azione). E la autoritaria, prepotente, egoista Lady Catherine De Bourgh? Ne esistono clonazioni (al maschile e al femminile) in tutte le costellazioni familiari di ogni tempo. E poi ecco Jane, la perfettina buona, e Bingley, il ragazzo medio(e ricco) di buon cuore, e lo sventato capitano Wyckam, e la leggerina e volubile Lydia, e poi l’insopportabile Signora Bennet, petulante, avida, smaniosa, isterica. Suo marito, pigramente intelligente, ironico, appassionato lettore (si rifugia nei libri) adora la prediletta figlia Elisabeth ma la lascia volare sulle sue ali. Ma poi, soprattutto, risplendono lo stile, l’arguzia superba, il ritmo, lo scintillìo dei dialoghi e la perspicacia delle intuizioni, la perfezione di personaggi scolpiti dall’intelligenza e dal genio narrativo. Insomma, invidio chi non ha ancora letto “Orgoglio e pregiudizio” e invito quelli che già l’hanno letto a entrare nel nostro club ideale dei fans di Jane Austen e a rileggerlo. Aprite la prima pagina (“È cosa nota e risaputa che uno scapolo dotato di un cospicuo matrimonio sia destinato a prender moglie…”) e accomodatevi. Una avvertenza: se dovete acquistare il romanzo non scegliete l’edizione Rizzoli (che ha incerta traduzione) ma invece Mondadori, o Garzanti, oppure Einaudi (con la bella traduzione di Fernanda Pivano).

Autore dell'articolo: VN