Soli e perduti di Eshkol Nevo

Nel luglio del 2015 uscì in italiano l’ultimo romanzo di Eshkol Nevo, scrittore israeliano, autore di tre precedenti libri notevoli (“Nostalgia”, “La simmetria dei desideri”, “Neuland”. In “Soli e perduti” lo scenario e la situazione sono nuovi (Nevo non si ripete mai), è confermato il talento di invenzione, stile, freschezza del racconto. I luoghi sono immaginosi, dai nomi allegorici. Nella “Città dei giusti”, agglomerato urbano un po’ discosto e provinciale rispetto ai grandi centri urbani di Tel Aviv, Haifa e Gerusalemme, un sindaco che nell’ambizione politica cerca la consolazione per una grave ferita della vita e il suo braccio destro, che cerca di guarire da un grande amore (perduto?), affrontano due eventi: l’atteso arrivo di una piccola colonia di ebrei russi immigrati e la costruzione di una “mikveh”, il bagno rituale ebraico per le abluzioni purificatrici, che un americano molto ricco vuole donare alla cittadina in ricordo della cara moglie scomparsa. La costruzione dell’impianto si fa difficoltosa per vari motivi, gli immigrati si rivelano tutti anziani, spaesati, senza nessuna conoscenza dell’ebraico, legati a loro nostalgie di Russia. La trama che si sdipana attorno a questi fatti, con il suo stuolo di personaggi principali e minori, si accende di comicità, malinconia, colpi di scena. C’è, a primeggiare, la lunga, tormentata, schizofrenica storia sentimentale di Moshe Ben Zuk, il segretario comunale, il quale, come il protagonista della canzone di Jannacci, “anche lui ha avuto il suo grande amore”. Ma dov’è finita la donna della sua vita, Ayelet? Sparita per sempre? Eppure Moshe quasi ogni giorno ne sente l’indimenticato odore: nell’aria, improvvisamente quando meno se lo aspetta, persino sulle dita… Ayelet tornerà?… Il sindaco, Avraham Danino, è in campagna elettorale e, come ormai si usa, si è procurato un consulente di immagine e di strategia politica. Il fido collaboratore Moshe Ben Zuk vorrebbe puntare sui contenuti del progetto politico: “Ma qual è la sostanza, borbotta alla fine, qual è il contenuto….stiamo parlando del guscio, ma cosa contiene? Di fatto, cosa proponiamo?” Il consulente lo tronca: “La sostanza è il candidato stesso, l’uomo e lo slancio. Nessuno vota la sostanza. Si vota la persona. E in questo caso siamo messi bene: un sindaco carismatico, una figura forte, superiore al suo avversario in cinque parametri su sette di gradimento al pubblico”. Sta davvero parlando di come sta andando la politica oggi, là e qua…

“Soli e perduti” è un romanzo umoristico ma anche venato, come si diceva, di malinconia, di crucci intimi, di piccoli eventi drammatici. C’è anche, nella figura femminile di Ayelet, un desiderio di autonomia della libertà, di pacifica ribellione. Moshe dal canto suo, tormentato dal suo grande amore, cerca l’armonia di sé, se ne fugge via nella natura: “La visione era molto limpida, rinfrescava lo sguardo: aveva l’impressione di vedere tutto per la prima volta. Per esempio, che i rami di alberi vicini arrivavano quasi a toccarsi, ma non si toccavano mai. Come sanno dove fermarsi?, si era chiesto, e la risposta era echeggiata verso di lui dalle montagne: esiste un ordine di tutte le cose. Esiste un’intenzione, e qualcuno dirige il tutto. Il vento che soffia in questo momento, soffia nella giusta misura. E questi carezzevoli raggi di sole, accarezzano nella giusta misura. Tutto avviene nella giusta misura, e ogni cosa nel mondo è al suo posto, lui incluso. Lì, in nessun altro posto, voleva essere in quel momento”. In questo romanzo il respiro del divino e il morso del carnale si confondono.

Autore dell'articolo: VN