Fila al nuovo negozio di Starbucks di Milano , vale la pena?

Quello che sto per scrivere verra’ preso come una apologia di Starbucks o come una violenza contro i bar. Invece, quello che voglio rappresentare non e’ altro che la tipica mentalita’ italiana , quella per la quale una merda viene promossa a miele perche’ abitudine locale, e ovviamente un modello che e’ vincente e’ considerato una ciofeca solo perche’ il provincialotto italiano non l’ha mai vista.

Sono un utente abbastanza felice di Starbucks, quello che qui a Duesseldorf e’ vicino al mercato coperto. Si tratta di uno Starbucks neanche molto grande, che pero’ e’ gia’ MOLTO piu’ confortevole del bar italiano medio.

Innanzitutto perche’ posso portarmi dietro un PC o una tavoletta per usare la Wifi, per dirne una, e stare ai tavoli a leggere un libro senza che nessuno mi scocci.

Ma questo non e’ il punto. Il punto e’ un altro. Supponete che in un paese, diciamo l’ Unione Sovietica, ci sia un solo modello di auto, o meglio il cittadino NON possa decidere. Cosi’, il cittadino si rechera’ allo sportello dicendo “ehi, mi serve un’automobile”. Nei paesi comunisti era effettivamente cosi’, perche’ il cittadino non sceglieva l’auto.

Ora, supponete che un tizio sovietico entri in un concessionario occidentale. Chiedendo un’automobile.

Ovviamente, gli verra’ chiesto QUALE automobile. Adesso supponiamo che il cittadino sovietico si incazzi, perche’ “cazzo, ma che ci vuole a darmi un’auto? Ho chiesto un’auto, voglio una trabi! Le altre sono vere auto, forse?”.

Questo e’ quello che fa l’italiano al discorso “caffe’”. L’italiano conosce solo le mediocri miscele di caffe’ che vengono servite nei bar, e conosce un solo modo di fare il caffe’, che in tutto il mondo e’ noto come “Espresso”. Se entrate da Starbucks in Berger Allee e chiedete un Espresso, ve lo fanno.

Ma per adesso concentriamoci su questo: l’Italiano crede che esista SOLO un modo di preparare il caffe’, e quindi pretende che “un caffe’” indichi solo e soltanto l’unico modo che conosce. Quello, per lui, e’ IL caffe’, e nessun altro caffe’ esiste.

Gli basterebbe capire che quello che si fa con le macchine in italia non e’ l’unico modo di fare il caffe’, per capire che deve indicare che vuole un caffe’ proprio cosi’, per risolvere il problema. Hai molte marche di auto, se vuoi una Trabant chiedi una Trabant. Il fatto che in Unione Sovietica tu non avessi scelta non ti permette di girare per il mondo ed incazzarti ogni volta che qualcuno NON capisce che , nella tua mente “automobile=trabant”.

Il paragone con la trabant non e’ un caso. Perche’ il caffe’ italiano, nella media, FA CAGARE. Si tratta innanzitutto di miscele, cioe’ di un mix di varieta’ di caffe’ che vengono miscelate al preciso scopo di accontentare un pochino tutti.
Nello Starbucks all’angolo, chiedendo un caffe’, posso (DEVO) scegliere tra quattro varieta’, credo due siano arabiche diverse , una etiope ed una sudamericana.

In Italia questo non lo potete fare, per diverse ragioni: la prima e’ che nei bar servono solo miscele. Non sapete MAI veramente che cavolo contenga una miscela di varieta’ di caffe’, e come se non bastasse ogni bar e’ monomarca, quindi non potete neanche scegliere tra segafredo e lavazza, per dire.

La preparazione dell’espresso, poi, non e’ nulla di speciale: nei bar si usano macchine automatiche, il che significa che se lo starbucks di Hammer Strasse lo fa usando la stessa macchina, lo fara’ identico.

Ma l’Italiano-provinciale – entrera’ dentro uno Starbucks lamentandosi se non capiscono che “caffe’=l’unica cosa che io chiamo caffe’ in mezzo a centinaia di altre”, (1) e come se non bastasse pretende che “caffe’” indichi specificatamente la loro trabant preferita, cioe’ la merda di miscela che sono usi consumare in Italia, che nessun esperto considera neppure decente.

Quando l’espertone italiano trova una carogna locale dietro il banco, ottiene che questo gli chiede di che tipo di caffe’ lui voglia l’espresso, e il risultato normalmente e’ che l’ Italiano NON sa distinguere una miscela arabica da una racemosa. Col risultato di piantarci una figura di merda.

Per non parlare di cosa succede al nostro spocchioso provinciale se entra in un KaffeeKultur, cioe’ un posto dove quello che sa di meno sul caffe’ si fa la torrefazione a casa e conosce anche le malattie della pianta. Tutte cose che in Italia si fanno raramente, perche’ se qualcuno davvero esperto assaggia, che so io, un Segafredo, ci riconosce quel che e’: una miscela mediocre per un utente poco esperto.

Questo, pero’, e’ il primo sintomo del provincialismo italiano: eleggere le PROPRIE abitudini locali a standard mondiale, galattico, universale, per poi pretendere che chiunque faccia diversamente sia un barbaro. Il che sono, essenzialmente, cazzate.

Cosi’, si arriva a dire che Starbucks non avrebbe mercato in italia dicendo che sia peggiore, quando in realta’ non avrebbe mercato per la semplice ragione che l’Italiano, alla voce caffe’, crede che il non plus ultra sia Lavazza. “Qui siamo abituati alla merda proletaria, dice , questa roba che fai tu non mi va bene”.

Ma andiamo avanti. Nella preparazione che il vostro barista fa, non c’e’ nulla di speciale. Quando vi va BENE avete una di quelle macchine che macinano il caffe’ e ne pressano una quantita’ industrialmente determinata , per poi farci passare del vapore misto ad acqua.

Charlie Chaplin, in Tempi Moderni, aveva descritto qualcosa del genere, ma questo non deve distrarci: si tratta di un prodotto industriale, fatto a macchina, nel quale non solo il caffe’ italiano non e’ diverso da qualsiasi altro fatto con la stessa macchina, ma non ha PROPRIO NESSUNA DIFFERENZA se lo fa Beppe o se lo fa Carlo. E’ il prodotto di UNA MACCHINA.

Che cos’altro fa il bar? Ah, giusto: il cappuccino. Si tratta di mescolare al caffe’ del latte rigorosamente scremato, per evitare che il residuo si attacchi al tubo di acciaio.

Anche il latte scremato fa del residuo che si attacca, ma ne fa di meno di quello intero, col risultato che COMUNQUE nei bar italiani NON troverete MAI un cappuccino fatto con del vero latte, bensi’ col latte totalmente scremato.

In genere il barista sceglie di usare un pentolino ove scalda il latte sotto un getto di vapore, per poi versarlo nella tazza dopo il caffe’.

Il che andrebbe bene, se poi l’Italiano non ci mescolasse dello zucchero, cambiando immediatamente la densita’ ed il punto di evaporazione, ed ottenendo un caffelatte. Sarebbe meglio aver messo lo zucchero PRIMA , e poi versarci dentro il latte, avendo cura di mantenere la schiuma. MA invece no.

Usi a queste raffinatezze, gli italiani usano farsi del male e mangiare un prodotto industriale semilavorato , poi cotto al microonde, detto anche Brioche, o Cornetto. Si tratta di un prodotto che ricevono al mattino, un industriale prelavorato, e che poi mettono dentro il forno, infine dentro una teca appositamente riscaldata.

Vi siete mai chiesti in che modo un prodotto che viene tenuto caldo tutto il giorno rimanga morbido e croccante? Semplice: grassi. E’ stracolmo di grassi, da far schifo. E’ solo grazie ai grassi contenuti che il vostro “cornetto” resiste ad una giornata intera dopo la prima cottura, alla quale spesso ne segue una seconda.

La seconda cottura e’ un modo per ingannare il cliente: si obbliga la pasta a produrre altro CO2, dopo la prima levitazione, in modo da imitarne la freschezza.
Il risultato e’ un prodotto normalmente mediocre, che e’ stato eletto dalla consuetudine come una prelibatezza assoluta, e che l’Italiano pretende sia il massimo del massimo. In realta’ solo i pochi fornai che hanno la caffetteria riescono a darvi effettivamente una brioche, ma per ovvi motivi lo fanno solo al mattino.

Detto questo, appare chiaro che i bar italiani non facciano proprio nulla di speciale. Se entrate da Starbucks potrete anche trovare la stessa merda, ma un semplice frappe’ e una cheesecake sono MOLTO migliori di quella merda industriale che serve il bar italiano.

Oh, certo, il vostro amico Franco fa il caffe’ con le sue stesse mani. Ma non e’ vero: in realta’ e’ UNA MACCHINA che fa il caffe’, e le mani del vostro amico Franco non c’entrano un cazzo di niente.

Cosi’ come le “brioches fresche” che pretendete di trovare sono, spesso, dei prelavorati industriali che il bar scalda prima di darvi. Solo nei forni ci sono le “brioches fresche”, ma essendo prodotti da forno, le trovate SOLO durante la notte. Se le volete “fresche”. Altrimenti saranno prodotti tenuti in caldo, e per questo stracolmi di grassi alimentati industriali.

Cosi’ il punto e’ che anche da Starbucks posso trovare prodotti industriali. Ma in genere si tratta di cose come CheeseCake o altro genere di dolci. Qualcuno ha menzionato i “beveroni”, che suppongo si riferiscano a cose come il “Frappuccino” o altre bevande a base di latte.
Ma in definitiva il punto e’ che non c’e’ alcuna ragione specifica per cui Starbucks sia “cattivo” rispetto alla mediocre merda di prodotti preconfezionati del bar italiano; cosi’ come McDonald’s e’ sicuramente migliore del 70% delle “trattorie” italiane, che sono posti sporchi, dove si cucina troppo grasso e specialmente con personale “non troppo formato”.

Qui e’ il punto, ed e’ il punto dell’arretratezza italiana: non c’e’ alcun motivo per il quale farsi avvelenare da una “trattoria” italiana –vogliamo parlare dell’abitudine del buffet, cioe’ di cibo tenuto esposto per ore ed ore a temperature qualsiasi, composto spesso di roba sottolio, sottaceto, fritta, e tutto cio’ che andrebbe consumato in quantita’ modiche, mentre il buffet ne fa spesso un sostanzioso primo piatto?– sia meglio di mangiare un cibo a qualita’ standard industriale da Mc Donald’s. Cosi’ come non c’e’ alcuna ragione per comprare un caffe’ industriale ed una brioche prelavorata industriale da un bar piuttosto che da Starbucks.

Ma il “bar” viene eletto a “non plus ultra” solo perche’ il paisano italico e’ abituato ad entrare in un bar, e soltanto in questi locali –spesso troppo piccoli e senza bagno: solo per avere dei bagni DECENTI Starbucks puo’ essere considerato un anno luce MIGLIORE di qualsiasi “bar” italico– allora l’ Italiano decide che il bar sia il non-plus-ultra della ristorazione, e che le “trattorie” dove spendono i loro buoni pasto servano raffinatezze da gourmet.
CAZZATE.

La media delle trattorie italiane NON reggerebbe un’ispezione dell’ufficio igiene -che temono come la peste- hanno dei bagni ricavati alla meglio, antiigienici e non ventilati, nella maggioranza dei casi non riuscite a lavarvi davvero le mani dopo perche’ manca qualsiasi cosa con cui asciugarvi nel bagno stesso, e se andate in un ristorante con la famiglia -a volte- trovate uno spazio per i bambini, ma quasi MAI un fasciatoio.

Questa non e’ tradizione. Questo non e’ “bel vivere italiano”. Questa e’ SEMPLICEMENTE UNA MEDIOCRE MERDA CHE SI SPACCIA PER BEL VIVERE SEMPLICEMENTE PRETENDENDO CHE SIA MIGLIORE SOLO PERCHE’ E’ L’UNICA MERDA CHE SI CONOSCE.

Lady Uriel e’ venuta in Germania poche volte. Si e’ portata dietro , ovviamente, Uriel Jr. Siamo andati da Starbucks. Il quale , e solo per questo e’ migliore di MIGLIAIA di volte rispetto al vostro merdoso barettino, non aveva il solito bagno-caverna italico: aveva un bagno con un fasciatoio.
Cosi’ come ce l’aveva Burger King. In Italia? Beh, uscire con una bambina che necessita di cambio e’ un rischio: meglio essere attrezzatissimi ad effettuare il cambio nel baule dell’auto. Questa e’ la verita’.

La verita’ e’ che il 50% degli italiani esce dai bagni delle loro preziose “trattorie da Nino” senza essersi lavati le mani perche’ non hanno la possibilita’ di asciugarsi nel bagno, quando addirittura non manca un lavandino, afferra il pane da una cesta comune, lo spezza e se lo porta alla bocca. Questo e’ il mio cazzo, offerto in sacrificio per voi.

Ma tutto questo e’, ovviamente, il massimo del massimo dello stile di vita italiano, al quale si potra’ ben sacrificare l’igiene, la profilassi alimentare, e specialmente IL BUON SENSO.
L’italiano e’ una specie di cannibale africano che rifiuta le lasagne perche’ lui preferisce macerare la pecora nel suo piscio e succhiarne il cervello attraverso un buco: questi bianchi diranno pure quel che vogliono, ma il piscio e’ la morte sua.

Quelli che si sentono piu’ raffinati dicono “ah, ma per Starbucks non c’e’ mercato in Italia”. Aha. Io ero gia’ pensante negli anni ’80, quando arrivarono i primi fast-food in Italia, e le trattorie chiudevano come mosche. Oggi ci sono ancora i Mc Donald’s. Voi pensate che non siano tanti? Beh, per ognuno di loro hanno chiuso una decina di trattorie.

Questo e’ quello che avreste sentito in TV se foste stati negli anni ’80, quando arrivo’ il fast-food, il dibattito dilagava, e i nostri ristoratori pagavano gli esperti per dire che il fast-food era un male, mentre mangiare 250g di pasta in un ristorante, riempiendosi di carboidrati ad ogni pranzo e causandosi una mezza crisi diabetica detta “biocca” , fosse genericamente una cosa buona.(2)

Finito con gli esperti, la scelta fu quella di boicottare i fast-food e le catene a livello di consiglio comunale: una trattoria puo’ ricevere una visita dell’ufficio igiene una volta ogni 15/20 anni. Un McDonald’s ne riceve mediamente una ogni due mesi.

Ma gli esperti di economia arrivano e ti dicono “Starbucks non ha mercato in Italia”. Sottinteso, perche’ quel che c’e’ in Italia e’ migliore. Aha. Strano, perche’ “quello che c’e’ in Italia” nel mondo e’ visto come ristorante etnico, al pari dei cinesi o dei sushi-bar, mentre guarda caso quella che ha successo commerciale in MOLTI paesi e’ Starbucks.
Esiste una catena che si chiama Mc Donald’s. Ce n’e’ una che si chiama Starbucks. C’e’ Burger King, Maredo, SteakHouse, ce ne sono decine.
TUTTE AMERICANE. O MEGLIO, NESSUNA ITALIANA.

Quindi, vediamo se ho capito: il modello italiano, cosi’ superiore da essere imbattibile, costruisce al massimo dei piccoli ristoranti che servono le Fettuccini Alfredo. Il modello “perdente”, che sarebbe quello “senza speranze commerciali” perche’ ovviamente in Italia c’e’ di meglio, e’ quello che si diffonde nel mondo, che fa soldi, che produce multinazionali.

Meraviglioso. Si direbbe, cioe’, che il miglior prodotto del mondo -quale si suppone essere la ristorazione italiana- fatichi a diventare una realta’ economica, rimanendo una roba da immigrati (che peraltro sabotano la cucina adattandola al posto), mentre questi “inferiori” sono capaci di farci industria, soldi, business.

Allora, la storia e’ questo: non e’ Starbucks che non ha sbocchi commerciali in Italia. E’ il ristorante Da Nino che non ha sbocchi commerciali NEL MONDO.

Non e’ Mc Donald’s che non regge la concorrenza dei locali italiani in Italia. Sono i locali italiani che non reggono la concorrenza di Mc Donald’s NEL MONDO.

Tantevvero che quando apre un Mc Donald’s , chiudono bistro italiani e trattorie. Ma non e’ mai successo che Mc Donald’s sia stata in pericolo perche’ gli apre una trattoria italiana vicino.

Se il vostro prezioso “Bar” e’ cosi’ strafico, perche’ non lo esportate? Perche’ non venite a fare concorrenza a Kamps, per dire? (http://www.kamps.de/) .

Se esiste Kamps, evidentemente ai tedeschi piace far colazione con cose dolci, paste e cappuccino. Perche’ non venite ad aprire un bar? Ve lo dico io : perche’ chiudereste. La ridicola qualita’ delle paste preriscaldate non piacerebbe affatto, vi mancherebbe il pane fresco e il burro -che nei bar italiani manca- il vostro “bagno” -la caverna maleodorante che in Italia si chiama bagno- lascerebbe terrificati il 99% dei tedeschi. Alcuni drogati lo troverebbero confortevole, dalle parti di Berlino. Est.

Ma un modello che non ha successo nel mondo viene considerato il non plus ultra. Mentre un modello che HA successo, viene considerato “senza speranze”. E bisogna stare attenti a questo, perche’ e’ questa la mentalita’ da perdenti che caratterizza l’Italia: la Fiat FA CAGARE , ma e’ sempre meglio dei “macchinoni americani che consumano troppo”.

Poi Fiat soffre la concorrenza della Ford Fiesta e della Ka, ma poco importa: sempre macchinoni enormi americani sono. La famosa Ford Fiesta 5000CC V8.

Ed e’ questo che fa l’Italiano: mentre altrove si fanno in quattro per migliorare, l’ italiano continua a pensare che se una cosa vende in Italia allora e’ il massimo, e semmai i modelli DI SUCCESSO stranieri sono mal dimensionati per “la realta’ italiana”.

Che potrebbe anche essere vero, se ci ricordiamo di specificare “la realta’ DI MERDA italiana”. Certo, l’ Italiano non ha la mania delle macchine familiari che c’e’ qui.
Ma c’e’ un motivo: i trasporti pubblici qui fanno in modo che se NON hai famiglia non ti serve l’auto. Un mio collega ha fatto 10 ore di viaggio da MIlano per portarsi l’auto. E l’ha riportata giu’ perche’ NON la usava. Sono le famiglie che hanno bisogno dell’auto.

Ma anche senza questo, le auto FIAT fanno cagare. Ma hanno SEMPRE fatto cagare. E se dite che “sono piu’ adatte alla realta’ stradale italiana” e’ perche’ , indovinate un pochino: la realta’ stradale italiana FA CAGARE.

La cultura italiana, figlia anche del protezionismo italiano , desiderato dai sindacati per evitare qualsiasi cultura del miglioramento , e’ questa. Per cinquant’anni si e’ proibito che lo straniero facesse concorrenza all’italiano, per illudere l’italiano di poter vivere SENZA dover migliorare.

Si e’ detto al barista: “non ti preoccupare, tieni pure il tuo bagno-caverna, tieni pure il tuo caffe’ miscela-mediocre, tieni pure le tue brioches prelavorate e super-riscaldate nei grassi, tanto noi non faremo MAI venire in Italia nessuno che mostri qualcosa di meglio”.

Poi si sono illuse le masse che il “bar” fosse il non-plus-ultra, evitando di dire che quel modello fosse perdente in tutto il mondo. Si e’ detto “guardate quanti italiani aprono un ristorante nel mondo”, senza far notare che non ci sono CATENE di ristoranti italiani nel mondo.

Certo, il cibo italiano e’ di ottima qualita’: ma OGNI paese agricolo ha materie prime di ottima qualita’. Ci crediate o meno, la carne tedesca e’ MIGLIORE di quella italiana. Certa merda tossica di carne rosso-cromo che vedo nei supermarket italiani qui non la vedo.(3)

Il cibo italiano e’ buono, dicevo, ma questo non significa che IL RISTORANTE ITALIANO sia ottimo, che il BAR italiano sia ottimo: infatti Kamps e’ una catena di fornai specializzati nella prima colazione, mentre NON ho catene di bar italiani nel mondo. Ho Maredo che e’ una catena di carni argentine , ma non ho una catena altrettanto grande di ristoranti italiani. Perche’?

Cosi’, signori, non vi illudete: Starbucks e’ migliore, e di diverse lunghezze, del vostro merdoso bar.

E’ migliore perche’ ha dei bagni decenti, dei tavoli spaziosi, una wifi gratuita. E’ migliore perche’ il caffe’ e’ caffe’ e non una miscela monomarca lavazza, e’ migliore perche’ serve dolci che sono dolci e non roba riscaldata e stracolma di grassi: si, preferisco una cosa che si conserva perche’ tenuta AL FRESCO, ad una cosa che si conserva tenuta al caldo, grazie ai grassi alimentati in eccesso.

Per conservare una cosa al fresco basta il fresco, per conservarla al caldo -come le vostre brioches, o cornetti- occorre un eccesso di grassi.

E si, un panino di Mc Donald’s sara’ anche quel che e’, ma e’ sempre meglio di un 250 grammi di carboidrati quasi puri -sotto forma di pasta- che vengono semicotti e tenuti da parte, per poi essere nuovamente riscaldati e serviti.

Con la relativa aggiunta di grassi per non far scuocere la pasta, naturalmente. Cosi’ come detesto il pane prelavorato che i ristoratori scaldano prima di servire , che vi arriva regolarmente con la mollica parzialmente cruda per via della lavorazione.

In realta’, se il cibo vi interessa DAVVERO, apprezzerete il cibo italiano, MA ODIERETE LO SCEMPIO CHE NE FANNO I RISTORATORI ITALIANI.

Se vi piace DAVVERO la buona carne, non potrete prescindere dal taglio. Ma se un ristorante mi serve quell’oscenita’ di origine meridionale detta “fettina”, io gli sputo in faccia: e’ tutto quello che NON dovete fare ad un pezzo di carne.

Non e’ Starbucks che non ha speranze in Italia. Cosi’ come non e’ Chef Maxim che non ha speranze dentro una riserva indiana. E’ che la riserva indiana col suo bisonte macerato nel piscio di puzzola e tenuto tra le chiappe della nonna non ha speranza NEL MONDO. Sono i baretti di merda che non hanno mercato NEL MONDO.

E no, se non fosse per i consigli comunali, Starbucks in Italia vi spaccherebbe le ossa. Tantevvero che ci sono baristi che chiuderebbero se aprisse uno Starbucks, ma non ci sono punti di Starbucks che chiuderebbero se gli apre a fianco un bar.

Questa e’ la mentalita’ dei perdenti: illudersi che qualsiasi cosa si faccia in Italia, per quanto mediocre, sia buona in quanto italiana, PRETENDERE che lo straniero non entri in Italia perche’ in italia siamo abituati a meglio, e poi incazzarsi se le nostre industrie NON sfondano nel mondo. E no, NON stanno sfondando.

Guardate i mobilifici: il non plus ultra. Aha. Solo che se appena IKEA propone di aprire, ci sono le associazioni che protestano in comune, in provincia, in regione. Davvero una grande qualita’, se basta IKEA a farvi cacare sotto, eh?
Gran parte dei “punti di forza” che l’ Italiano ha sono dei bluff. Certo, a CastelMinchio c’e’ Franco, che e’ il piu’ forte del paese. Puo’ spaccare il culo a tutti. Solo che appena esce dal paese e sale sul ring in un torneo provinciale di Boxe, lo macellano. Ma si sa, qui da noi una palestra di Boxe non serve, non ha mercato, tanto c’e’ gia’ Franco che spacca il culo ai passeri.

Questa e’ la mentalita’ dei perdenti. La mentalita’ di quelli che entrano in bar sporchi, colmi di scaffali pieni di roba confezionata che si trova anche al supermercato -uguale ma a prezzo minore- , che se hanno bisogno del bagno usano un pisciatoio-caverna, e poi dicono “Qui da noi Starbucks non ha mercato”.

Beh, sapete cosa pensa il boss di Starbucks riguardo ai bar italiani? “Qui sulla terra non hanno mercato, se non in Italia. Poca roba“.

Vi hanno protetti con delle barriere commerciali. Barriere politiche. Barriere burocratiche. E vi siete convinti che il Bar fosse vincente, perche’ vedete solo i bar.

Ma dentro di voi sapete benissimo cosa succedera’ quando arriveranno LORO. E’ successo con le trattorie schiacciate dai fast food negli anni ’80: oggi ne esistono molte di meno, specialmente in centro. E’ successo ai negozietti che sono stati schiacciati dai centri commerciali e dalla grande distribuzione.

Il giorno prima c’erano milioni di saccenti coglioni che dicevano “il centro commerciale in Italia non ha mercato, figuriamoci, noi siamo viziati, noi vogliamo il neoziante”. Oggi i negozianti sono stritolati dai centri commerciali.

Negli anni ’80, si diceva “fast-food? Naaaah, cosa vuoi, meglio di un bel piatto di pasta a mezzogiorno non c’e’”. Ma i fast-food schiacciarono le trattorie, e alla fine degli ’80 solo meta’ delle trattorie erano in piedi.

Adesso dite “Starbucks non ha speranza”. Aha. Bene, perche’ allora non lo lasciate entrare , cosi’ vi divertite a vederlo perdere?
O forse non siete poi cosi’ sicuri di questa cosa?

Autore dell'articolo: VN